Titolare di pizzeria in grembiule infarinato ordina gli scontrini del giorno prima alla cassa
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Fisco & Adempimenti

Joseph Alexander - Official Framer Partner

Davide Zemmi

Co-founder & CTO Front

Cos’è l’IVA nella ristorazione e quando si applica il 10%?

Il 10% copre la somministrazione al tavolo: sull’asporto l’IVA nella ristorazione va verificata voce per voce e un menu misto può avere 3-4 aliquote.

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Al tavolo la regola è semplice. È quando il cibo esce dal locale che iniziano i dubbi, prodotto per prodotto.

L’IVA nella ristorazione ha una sua logica, e conoscerla fa la differenza tra un conto economico pulito e una brutta sorpresa a fine trimestre. In sintesi: quando il cliente consuma al tavolo paghi il 10%, quando si porta il cibo via spesso la regola cambia, e alcune voci (alcolici, certi prodotti) hanno aliquote più alte. I dettagli contano.

Tre aliquote principali per la ristorazione italiana:

  • 10% — somministrazione al tavolo (ristoranti, pizzerie, trattorie, bar con servizio al tavolo)

  • 10% — alcuni prodotti dell’asporto alimentare (da verificare caso per caso con il commercialista)

  • 22% — cessione di bevande alcoliche sigillate per asporto e prodotti accessori non alimentari (attenzione: alcolici serviti al banco per consumo immediato restano al 10% in quanto somministrazione)

Regola generale: chi serve al tavolo applica il 10% su praticamente tutto il cibo; chi vende per asporto deve verificare prodotto per prodotto.

Perché l’IVA ristorazione è complicata

L’IVA non è una sola aliquota — è un sistema di aliquote diverse a seconda di cosa vendi, come lo vendi e a chi. Nel caso specifico della ristorazione italiana, tre assi si incrociano:

  1. Somministrazione vs asporto — stessa pizza, aliquote diverse a seconda di come esce dal locale.

  2. Alcolici vs non alcolici — un vino al tavolo è 10%, un digestivo venduto come bottiglia per asporto può essere 22%.

  3. Prodotto base vs prodotto accessorio — gli alimenti “essenziali” hanno in alcuni casi aliquote ridotte (4% per certe categorie), ma per la ristorazione questo è raro.

Il risultato pratico: un menu misto (sala + asporto + delivery + banco) può avere 3-4 aliquote IVA in contemporanea, ed è il POS RT che deve applicarle correttamente voce per voce.

La formula

La formula IVA è semplice, ma attenta al “da” o “dal”:

  • IVA inclusa (prezzo al cliente): imponibile = prezzo / (1 + aliquota/100)

  • IVA esclusa (listino B2B): prezzo finale = imponibile × (1 + aliquota/100)

Esempio al 10%: primo di pasta venduto a 12 €. Imponibile = 12 / 1,10 = 10,91 €. IVA = 1,09 €. Questo è il numero che conta per il conto economico (i ricavi vanno registrati al netto dell’IVA).

Somministrazione vs asporto — il caso pratico

Stesso prodotto, due aliquote potenziali:

  • Una pizza Margherita venduta al tavolo: IVA 10%. Netto di listino 8,18 €, IVA 0,82 €, prezzo cliente 9 €.

  • La stessa pizza venduta per asporto “d’autore” (quando l’aliquota è 10% — caso tipico): stessa aliquota 10%.

  • Una bottiglia di vino venduta al tavolo come somministrazione: 10%.

  • La stessa bottiglia venduta come vendita al dettaglio (cliente la porta via sigillata): può diventare 22% perché non è più somministrazione.

La regola è: se c’è servizio — il cliente consuma sul posto — l’aliquota somministrazione (10%) si applica. Se il cliente porta via il prodotto in forma di merce, si valuta caso per caso e spesso l’aliquota cambia. Il commercialista è l’interlocutore giusto per definire la matrice esatta del proprio menu.

Un esempio concreto

Una pizzeria a Napoli fa 60% sala + 30% asporto + 10% delivery. Su 1.000 € di ricavi giornalieri:

  • 600 € dal tavolo → IVA al 10% → imponibile 545,45 €, IVA 54,55 €

  • 300 € asporto pizze → IVA 10% (cessione di alimenti preparati per consumo immediato, Tabella A Parte III n. 80 DPR 633/72) → imponibile 272,73 €, IVA 27,27 €

  • 100 € delivery con bevande → mix: 80 € pizza 10% + 20 € bevande miste (10 € acqua 10% e 10 € alcolici 22%). Imponibile 81,83 + 9,09 + 8,20 = 99,12 €

A fine trimestre, il locale versa al fisco: 54,55 + 27,27 + 10 (circa, sulla porzione alcolica) = ~91,80 € di IVA per ogni 1.000 € fatturati. Su 90 giorni × 1.000 € = 90.000 € di ricavi, l’IVA a debito è circa 8.200 €. Dedotta l’IVA sugli acquisti (che invece è a credito), il saldo da versare varia. Il commercialista chiude i conti con il modello F24 trimestralmente.

Errori frequenti

  • Configurare il POS RT con un’unica aliquota. La voce “Vino al tavolo” e la voce “Vino al banco” devono essere distinte: stessa bottiglia, potenzialmente aliquote diverse in asporto.

  • Dimenticare di separare sala e asporto nel conto economico. L’IVA diversa distorce i margini se si analizza tutto come un unico flusso.

  • Assumere che il 10% valga per tutto il cibo. Alcuni prodotti (gelato confezionato, dolci preconfezionati, conserve, bevande alcoliche) possono ricadere in aliquote diverse quando venduti come merce.

  • Non sincronizzarsi con il commercialista dopo ogni modifica menu. Ogni voce nuova deve essere classificata correttamente in origine.

Fonti e riferimenti