Titolare di trattoria segue con la penna una riga del conto economico stampato a fine serata
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Titolare di trattoria segue con la penna una riga del conto economico stampato a fine serata

Controllo di Gestione

Joseph Alexander - Official Framer Partner

Davide Zemmi

Co-founder & CTO Front

Conto economico ristorante: come leggerlo in 15 minuti

In 15 minuti si capisce dove finiscono i soldi: le 5 voci del conto economico del ristorante e cosa cambia in euro fra un EBITDA al 5% e al 10%.

Contenuti

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380.000 di fatturato. 340.000 di costi. 40.000 di utile lordo.

Fin qui tutto bene. Il problema: tolte le tasse e il tuo stipendio implicito, ti restano €8.000. Quei €340.000 di costi contengono qualcosa che non stai vedendo, e il commercialista te lo dice 3 mesi dopo.

Questo post è la Parte 1 di 5 della serie “Il Ristorante nei Numeri”.

Il conto economico del ristorante non è un documento contabile. È la mappa del tuo locale. Se sai leggerlo, sai esattamente dove i soldi spariscono prima di arrivare in tasca tua.

La struttura del conto economico di un ristorante

Il conto economico ha una logica verticale: si parte dai ricavi e si sottraggono i costi uno a uno fino ad arrivare all’utile. Ogni riga racconta qualcosa di diverso sulla salute del locale.

Voce

Descrizione

Esempio (€400k fatturato)

Ricavi

Tutto quello che entra: sala, asporto, eventi

€400.000

Costo merce (food + beverage)

Ingredienti, bevande, materie prime

€120.000 (30%)

Margine lordo

Ricavi meno costo merce

€280.000 (70%)

Costo del lavoro

Stipendi, contributi, TFR

€132.000 (33%)

Affitto

Canone mensile

€36.000 (9%)

Utenze e spese operative

Energia, pulizie, consumabili

€24.000 (6%)

Ammortamenti

Quote annuali su attrezzature e arredi

€16.000 (4%)

EBITDA

Utile prima di tasse e ammortamenti

€72.000 (18%)

Tasse e imposte

IRPEF/IRES, IRAP

~€22.000

Utile netto

Quello che rimane davvero

€34.000 (8,5%)

Questo è uno scenario molto sano: un utile netto del 12,5% su €400.000 sta sopra la parte alta del benchmark italiano. Il problema è che molti ristoranti arrivano a un EBITDA del 5-6%, non del 22%. La differenza sta tutta nelle voci comprese tra il margine lordo e l’EBITDA.

Le 5 voci che determinano se guadagni o no

Food cost, labor cost, affitto, utenze, ammortamenti. Queste 5 voci assorbono tutto quello che il margine lordo produce. Se una di esse è fuori controllo, l’EBITDA crolla.

Food cost (costo merce). Il riferimento più usato nella ristorazione italiana è 28-32% del fatturato. Se sei oltre il 35%, stai perdendo 3-7 punti di margine lordo che non recuperi altrove. Le cause più comuni: sprechi in cucina, prezzi fermi mentre i costi degli ingredienti salgono, porzioni non calibrate.

Labor cost (costo del lavoro). Il range sano è 30-35% del fatturato. Su €400.000, parliamo di €120.000-140.000. Superare il 38% è un segnale che c’è personale in eccesso rispetto ai coperti, che il turnover è alto (ogni sostituzione costa formazione e tempo), o che gli straordinari si accumulano senza controllo.

Affitto. La regola empirica più diffusa tra chi valuta i locali è che il canone non dovrebbe superare il 10% del fatturato atteso. Su €400.000, il limite è €40.000/anno. Se stai pagando €50.000, sono €10.000 l’anno che escono prima ancora di accendere il fornello.

Utenze. Il 6% è un benchmark medio. Un locale con cucina a gas e impianti vecchi può arrivare al 9%. Un’analisi del consumo energetico rende spesso 2-3 punti percentuali recuperabili.

Ammortamenti. Qui il rischio è l’opposto: non averli inseriti nel conto economico gestionale. Il ristorante ha attrezzature che si usurano. Se non li ammortizzi, stai sopravvalutando l’utile reale.

Come si calcola il food cost e il labor cost in percentuale

Sono i due indicatori che devi monitorare ogni settimana, non ogni anno.

Food cost % = (Costo degli ingredienti usati / Ricavi del periodo) × 100

Esempio: hai usato €2.800 di ingredienti in una settimana con €9.000 di incasso. Food cost = 31%. Nella norma.

Labor cost % = (Costo del lavoro del periodo / Ricavi del periodo) × 100

Esempio: hai pagato €2.900 di personale (stipendi + contributi) su €9.000 di incasso. Labor cost = 32%. Nella norma.

La somma di questi due (food + labor) si chiama prime cost. Il prime cost sano sta tra il 55% e il 65% del fatturato. Se supera il 68%, l’EBITDA è già compromesso prima ancora di considerare l’affitto.

Cosa significa EBITDA 10% vs 5% in euro reali

Su €400.000 di fatturato:

  • EBITDA 10% = €40.000 lordi prima delle tasse

  • EBITDA 5% = €20.000 lordi prima delle tasse

Togliendo le imposte sul reddito (IRPEF per la ditta individuale, IRES e IRAP per le società — dal 2022 le persone fisiche esercenti attività d’impresa non pagano più l’IRAP), che sull’imponibile pesano intorno al 35-40%, la differenza diventa:

  • EBITDA 10%: utile netto ~€24.000-26.000

  • EBITDA 5%: utile netto ~€12.000-13.000

Un punto percentuale di EBITDA su €400.000 vale €4.000 lordi all’anno. Spostare il food cost dal 34% al 31% vale 3 punti di EBITDA. €12.000 in più, senza fare un euro di fatturato in più.

I locali che usano Menumal registrano in media un +12% sullo scontrino medio (dato aggregato sulla nostra base di oltre 1.000 attività). Su 1.000 coperti/mese a €22 di scontrino medio, significa passare a €24,64: €2.640/mese di ricavi in più. Al netto del food cost sulle voci aggiunte (30%), restano circa €1.850 al mese e quasi €22.000 all’anno che finiscono direttamente nell’EBITDA, senza un cameriere in più.

Come leggere il tuo conto economico in 15 minuti

Ecco la checklist pratica. Prendi il tuo ultimo rendiconto (o chiedi al commercialista la riclassificazione gestionale, non solo quella fiscale).

  1. Calcola il food cost %. Costo merce / ricavi totali. Dov’è rispetto al 30%?

  2. Calcola il labor cost %. Costo totale del personale (RAL + contributi + TFR) / ricavi. Dov’è rispetto al 33%?

  3. Somma i due: il prime cost. Oltre il 65%? È il primo problema da risolvere.

  4. Controlla l’affitto come % del fatturato. Oltre il 10%? Hai una variabile strutturale che pesa su ogni scenario.

  5. Calcola l’EBITDA margin. (EBITDA / ricavi) × 100. Sotto il 5%: situazione critica. Tra 5-10%: nella norma italiana. Oltre 10%: stai gestendo bene.

Se non hai questi dati disponibili in modo separato, chiedili al commercialista nella forma di “conto economico riclassificato per gestione”. La versione fiscale non ti serve per prendere decisioni operative. La versione gestionale sì.

Per approfondire la voce più critica, leggi anche quanto guadagna davvero un ristoratore e come si calcola il margine di profitto del ristorante.

Tieni presente che food cost, addetti e ricavi da corrispettivi sono anche le variabili che il modello ISA usa per valutare l’affidabilità fiscale del locale. Se vuoi capire come questi numeri influenzano il tuo punteggio, leggi la guida all’ISA per ristoranti.

Fonti

Domande frequenti sul conto economico del ristorante

Come si legge il conto economico di un ristorante?

Si parte dai ricavi e si scendono le voci in ordine: costo merce (food + beverage), costo del lavoro, affitto, utenze, ammortamenti. L’EBITDA è ciò che resta prima di tasse e ammortamenti. Il numero che conta davvero per la gestione è l’EBITDA margin percentuale: sotto il 5% il locale è in difficoltà, sopra il 10% funziona bene.

Qual è un buon utile per un ristorante?

Nei conti economici della ristorazione italiana indipendente l’EBITDA si colloca di solito tra il 5% e il 10% del fatturato: sono i valori che ricorrono nelle riclassificazioni gestionali dei locali, non un dato pubblicato dalla FIPE. L’utile netto dopo le tasse è tipicamente tra il 3% e il 7%. Un ristorante con utile netto superiore all’8% è un’eccezione positiva.

Come si calcola l’EBITDA di un ristorante?

EBITDA = Ricavi – Costo merce – Costo del lavoro – Affitto – Utenze – Altre spese operative. Non si tolgono le tasse e non si tolgono gli ammortamenti (per questo si chiama Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization). L’EBITDA margin percentuale è l’EBITDA diviso i ricavi totali, moltiplicato per 100.

Che percentuale deve essere il food cost?

Il benchmark per la ristorazione italiana è 28-32% del fatturato. Fino al 34% è accettabile per certi tipi di cucina. Oltre il 35% è un segnale di perdita di controllo sui costi degli ingredienti, sulle porzioni, o sui prezzi di vendita. Il calcolo va fatto sul consumato del periodo (rimanenze iniziali + acquisti − rimanenze finali), non sui soli acquisti del mese.

Come si riduce il food cost di un ristorante?

Le leve principali sono tre: pricing (aggiornare i prezzi quando salgono i costi delle materie prime), porzioni (standardizzarle e misurarle), sprechi (monitorare cosa non viene utilizzato e ottimizzare gli acquisti). Anche la posizione dei piatti nel menu incide: portare più ordini sui piatti ad alto margine abbassa il food cost medio senza toccare nulla in cucina.

Continua la serie:
Parte 2: Break-even ristorante (quante coperture al giorno ti servono) →

Il conto economico si muove anche dal menù.

Prezzi, descrizioni e disponibilità cambiano il food cost e l’EBITDA senza toccare la cucina. Con Menumal li aggiorni dalla dashboard, o scrivendo a Mal su WhatsApp, sede per sede. Richiedi una dimostrazione: ti ricontattiamo in tempi brevi con una demo gratuita già personalizzata sul tuo locale, che provi direttamente da WhatsApp.